Comunità di S.Egidio


 

04/07/2008

Sant'Egidio
«Basta allarmi Puntiamo all'integrazione»

 

La scheda è intestata Commissario delegato per l’emergenza nomadi in Campania. Data: 25 giugno 2008. Campo «Centrale del latte».

Nome, cognome, data e luogo di nascita, impronta digitale. Poi due caselle. Religione: «Ortodosso». Etnia: «Rom di Serbia». «Cittadini italiani ed europei – denuncia il portavoce della Comunità di S.Egidio Mario Marazziti – vengono identificati per etnìa e religione come sotto il regime di Vichy». Per il presidente Marco Impagliazzo «non si può trattare la questione nomadi come un’emergenza, da anni mai affrontata nell’ottica dell’integrazione». Dei circa 140mila rom in Italia, solo alcune decine di migliaia sono nei campi, lo 0,25% della popolazione. L’ordinanza Maroni «è confusa, sbagliata e discriminatoria». Prendere le impronte «è discriminatorio» per la direttiva europea 43, recepita dal decreto legislativo 215/2003, perché i destinatari sono individuati su base etnica. Il regolamento del Consiglio Ue 18/4/2008 citato da Maroni «non è stato recepito dall’Italia e riguarda solo i cittadini dei paesi terzi», non italiani o europei come i romeni. La proposta?

Dare il passaporto di apolide ai rom dell’ex Jugoslavia: il loro Paese non esiste più ma senza passaporto non possono avere il permesso di soggiorno. (L.Liv.)