Comunità di S.Egidio


 

06/06/2008


Sant’Egidio: “Contro la solitudine formiamo una grande famiglia”
Anna, Maria e Mariuccia: “La vita ricomincia a novant’anni”

 

GENOVA: «ANNA, io lo dico: qui sono finita in paradiso» . «Maria, stai attenta: questa è l'anticamera del paradiso... ». Sorride timida, Anna «novantacinque anni a luglio», che nella casa luminosa di via Caffaro c'è arrivata da un mese, lasciando quella di via Interiano « dove ci sono stata trentotto anni, però adesso no, c'erano troppe scale, non va bene per una perso una come me». Gli occhi vivaci di Maria, ottantuno anni e una vita faticosa piena di dolori e di traslochi alle spalle, girano intorno per la cucina inondata di luce, con rosmarino, timo e salvia nei vasetti fuori dalla finestra «perché i ragazzi sono così bravi che si occupano anche delle piante». E si posano su Mariuccia, seduta tra loro sulla sua sedia a rotelle, Mariuccia, che oggi compirà ottantatré anni «ed è arrivata già Franca a portare una torta perché poi sarà al lavoro» sorride Andreina. Lei lavora in ospedale, ma al pomeriggio un po' di tempo per passare con Anna, Maria e Mariuccia lo trova sempre.

Ma nell'alloggio protetto di Sant'Egidio, appena all'inizio di via Caffaro, il viavai è continuo. «Alla domenica a pranzo c'è almeno una decina di persone, sempre» racconta Andreina. E vengono i nipoti, i bisnipoti di Anna «e uno dei due, figlio di mia nipote, ha già otto anni», bambini di oggi e di ieri che sorridono dalle foto sul muro della camera. Perché, spiega Doriano Saracino, portavoce della Comunità, nella casa inaugurata un mese fa, ogni ospite, se vuole e può,porta qualcosa di suo; « e io ho portato il lume che è mio gemello, perché l'hanno comprato la sera che sono nata, alle nove... o così mi hanno raccontato» dice Anna, indicandolo. Maria no, non ha portato cose sue, ma ha figli e nipoti anche lei da salutare, quando non fa «un giro in corso Italia» come dice lei ridendo, mentre si sposta per le stanze al braccio di qualcuno dei volontari.

Mariuccia è silenziosa, ma da quando non vive più in un letto d'ospedale i confini della sua malattia si stanno lentamente allargando «e l'altra sera ad un certo punto ha detto un nome, ha riconosciuta una persona che era qui... ».a casa di via Caffaro, acquistata dalla Fondazione Carige e assegnata alla Comunità che già aveva avviato iniziative analoghe ma più ridotte in Centro storico e a Bolzaneto, è l'esempio di come si possano fare comunità protette per gli anziani, vere e proprie case e non istituti, anche al di fuori delle strutture pubbliche, spiega Andrea Chiappori, presidente genovese di Sant'Egidio. «La situazione degli anziani in Liguria, come ha evidenziato Repubblica, è nota – aggiunge - Il nostro intento non può essere quello di risolvere le necessità di Genova, ma dare esempi concreti; e siamo contenti che anche il Comune vada in questa direzione. Ma se prendiamo atto che il problema futuro dell'Italia è l'invecchiamento, perché non cominciamo a rifletterci e a studiare soluzioni?».

Nella casa di via Caffaro ogni ospite – ci sono ancora quattro posti disponibili, l'appartamento è grande, senza barriere architettoniche - contribuisce con parte della sua pensione, se può, al costo di una badante che trascorre lì la notte, della colf che tiene in ordine la casa e ai costi vivi. Il resto del lavoro lo fanno i volontari della Comunità. «Io mi chiedo perché parrocchie, associazioni, ma anche gruppi di persone amiche non facciano una scelta del genere - dice Saracino - mettere a disposizione la casa più grande o trovarne insieme una, dividere i costi, far vivere insieme più persone, ovviamente garantendo i diritti di tutti. Ma vivere».

Squilla il campanello, nella casa dove ora entra la prima luce del tramonto. «E adesso chi c'e ? Ma qui c'è sempre qualcuno» ride Maria.

Donatella Alfonso