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Spazzare via i luoghi comuni sugli zingari: ladri di bambini, mendicanti, sporchi, criminali, ecco l’obiettivo de Il caso zingari, il libro curato da Marco Impagliazzo della Comunità di Sant’Egidio e presentato all’auditorium arcivescovile, Un contributo «a una cultura politica - dice don Gino Battaglia, responsabile della Comunità - non appiattita sulle emozioni del momento e sugli archetipi del nemico, nomade e straniero». Una realtà marginale, quella degli zingari, se si considera che rappresenta lo 0,25% della popolazione italiana, vale a dire uno su quattrocento. «Quindi - spiega Paolo Morozzo della Rocca, dell’Università di Urbino - nessuna invasione zingara, ma una realtà i cui contorni rimangono modesti se la si raffronta ai paesi a noi vicini». Infondate anche le leggende sul coinvolgimento dei minori zingari in azioni criminose: dai dati forniti dal ministero di Grazia e giustizia relativamente al 2006 su 19.920 minori che delinquono solo 2,424 sono zingari. Una urgenza sociale, culturale e religiosa che interroga la Chiesa e per la quale il cardinale Crescenzio Sepe - una presenza fuori programma assieme a quella del prefetto Alessandro Pansa - invoca «soluzioni non affrettate e non impietose, ma la collaborazione di tutti perché non si può - aggiunge Sepe - non aprirsi all’altro, non accoglierlo con tutte le sue difficoltà». Che - rilancia don Gino Battaglia - «noi conosciamo e ne conosciamo anche i bisogni». Per questo «non si può pretendere di proibire l’accattonaggio senza metterli in condizione di non farlo, - dice don Gino Battaglia - né pretendere che i bambini non siano portati a chiedere l’elemosina senza costruire delle alternative». E invoca una politica forte: «Ma una politica forte - aggiunge - non è mostrare i muscoli un’ora a scopo propagandistico. La politica forte non sono gli sgomberi, che spostano il problema in un altro quartiere». Ecco allora le proposte: istruzione e abitazioni. «Per dare dignità a ogni uomo», rilancia Angelo Scelzo sottosegretario del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali. Il quale aggiunge: «Bruciano ancora le immagini dei campi, e ancora di più le frasi pronunciate da bimbi le cui coscienze sono già state manipolate da altri. Ma è questo il segno di un forte disagio sociale dove la povertà rischia di diventare un reato». Le immagini di un Paese frammentato «dove - aggiunge Scelzo - si alimenta il malessere, e c’è invece l’urgenza di porre in atto serie politiche di integrazione». L’unica chiave possibile, allora, secondo il presidente emerito della Corte costituzionale, Francesco Paolo Casavola, è «puntare sull’istruzione e sulla religione. Perché - spiega Casavola - sui principi religiosi si è sempre costruita l’identità nazionale. Ed, allora, su di essa sarà possibile sperare e credere di costruire un’integrazione possibile». «La tutela delle minoranze - scrive Andrea Riccardi nella prefazione - è uno dei principi della nostra Costituzione. Gli zingari non hanno mai vissuto un’epopea nazionale, ma sono europei nelle loro fibre intime. Si sono conquistati con il sangue il diritto di essere minoranza, anche se non hanno un proprio territorio». La testimonianza di Ceija Stojka bimba zingara che fu a Bergen-Belsen, sintetizza nel libro l’odissea di un popolo: «Noi abbiamo costituito un popolo che è stato considerato sempre e comunque l’incarnazione del male…. mi vedo davanti al diluvio universale, vedi la miseria non appena i bambini corrono e le SS li rincorrono. Questo ricordo non mi ha mai abbandonato…. Ricominciare a vivere non è facile. Dio ha voluto che non scomparissimo del tutto Egli ha salvato alcuni da quella follia, dagli artigli della comunità di criminale che altro non erano».
Rosanna Borzillo
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